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Mattei quarto ai Mondiali di adaptive surf in CaliforniaVersione stampabile


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Segnaliamo la bella intervista di Eva Bertolacci sul Tirreno a Massimiliano Mattei, atleta livornese giunto quarto ai mondiali di adaptive surf in California : complimenti a Massimiliano e a tutti i ragazzi della nazionale e di Surf4all.

Obiettivo raggiunto, anzi, più che raggiunto per Massimiliano Mattei che torna dal Mondiale di adaptive surf di San Diego con addosso la medaglia di rame, primo italiano a raggiungere un risultato del genere in questa disciplina. Una medaglia che vuol dire quarto posto, ma se si pensa a come è stato raggiunto vale molto di più. «Quando sono arrivato in finale – spiega Mattei dopo il Mondiale californiano per diversamente abili – ho gareggiato contro un americano, uno spagnolo e un danese. Loro hanno la fortuna di vivere vicino all’oceano e di potersi allenare lì tutti i giorni, io no. Inoltre la mia lesione è diversa: loro hanno un minimo di sensibilità alle gambe, mentre io no. Non siamo abbastanza per suddividerci in varie categorie…»

Dopo il settimo posto ottenuto l’anno scorso, stavolta il piazzamento al Mondiale è stato decisamente più lusinghiero.

«L’anno scorso abbiamo partecipato grazie all’autofinanziamento, quest’anno invece ci ha sostenuto la Federazione: questo ci ha dato la possibilità di focalizzarci sulla gara, di viverla da atleti veri».

Un evento concentrato in così pochi giorni vissuto dentro e fuori dall’acqua.

«Con i compagni di squadra abbiamo condiviso una crescita importante, ci siamo sostenuti l’un l’altro nelle varie categorie. E dopo le gare non sono mancati neanche momenti di aggregazione, dove ci sedevamo a un tavolo per condividere le nostre esperienze con le altre Nazioni. Cercavamo di capire lo sviluppo del nostro sport e come portarlo a livello di riconoscimento paralimpico».

Massimiliano, che effetto le fa quella medaglia al collo?

«Non avevo mai ricevuto prima un riconoscimento così importante, l’effetto che mi dà è bellissimo. Spero che porti la nostra scuola (la Surf4all, che ha base a Tirrenia,ndc) a raggiungere gli obiettivi prefissati. Spero che l’attenzione generale non ci abbandoni. Vogliamo farci conoscere in varie zone d’Italia in modo da poter avvicinare più gente possibile a questo sport, a scopo agonistico o anche solo per puro divertimento. Vorrei anche cominciare dei percorsi con le realtà di Livorno con cui non abbiamo mai collaborato, ma sarebbe importante poter far nascere qualcosa anche qui. In California ho consegnato il gagliardetto del Comune di Livorno che mi aveva dato l’assessore allo sport Andrea Morini al presidente dell’Isa (International surfing association, ndc) Fernando Aguilera. Insomma, in un certo senso ho avvicinato Livorno a San Diego».

È vero che durante la manifestazione ha surfato l’onda più alta dell’intero contest? 

«Dicono così. Io speravo in un’apertura di quell’onda che mi permettesse di planarla e di entrare nel tubo per ottenere un punteggio più alto, ma l’onda mi ha chiuso davanti: dovevo scegliere un punto del campo gara che mi permettesse di performare il mio surf rispetto a quello degli altri atleti, volevo prendere due onde che mi potevano dare un punteggio alto. Se ho ottenuto questo risultato è grazie alla preparazione in piscina che ho fatto nei mesi precedenti la gara e grazie allo sviluppo della tavola, che ha fatto veramente la differenza in questa manifestazione. Devo ringraziare Kiko Eclipse, lo shaper della tavola da surf sulla quale è applicato un cuscino modellato su misura che, oltre a permettere di sollevare il busto per dare stabilità sull’onda, è appositamente scavato sotto le ascelle per garantire libertà di movimento in mare. Si tratta di un supporto fondamentale nato da un percorso cominciato con Maurizio Regoli dell’autotappezzeria Gpr e poi approfondito nel laboratorio di Michelotti Ortopedia».

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

«Penso già al Mondiale del prossimo anno, ma prima vorrei trovare i fondi per partecipare a una competizione che si terrà alle Hawaii ad agosto, la Duke’s Ocean Fest. In pentola abbiamo anche la preparazione della categoria donne: nella nostra associazione abbiamo due potenziali atlete che prepariamo per i Mondiali, c’è bisogno della realtà femminile per farci riconoscere nel 2024 come sport paralimpico. Vorrei poi che ci potessimo spostare in Portogallo, Francia o Spagna per fare gli allenamenti, in modo tale da farci trovare più pronti per la prossima stagione».

Lo speaker della manifestazione non riusciva a pronunciare il suo nome... 

«Mi chiamava sempre “Massimilio”: ho provato a spiegargli che non era il mio nome, piuttosto poteva chiamarmi Max o Massi, ma non c’è stato verso. Alla fine mi sono arreso e considerando che mi stava portando bene, l’ho lasciato fare». Più che bene visto il risultato finale, che consacra Massimiliano come pioniere dell’adaptive surf in Italia».

Fonte: Il Tirreno



12/12/2017


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